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trentatreesima set. del T. Ordinario

Domenica 17 Novembre XXXIII domenica del Tempo Ordinario
Vangelo e commento tratto da:
SULLA TUA PAROLA il MESSALINO


VANGELOLc 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore

COMMENTO

Il tempio di Gerusalemme era l’orgoglio del popolo ebraico, luogo del culto e dell’incontro tra Dio e il suo popolo. Al tempo di Gesù era una magnificenza e destava ammirazione anche nei popoli pagani. Possiamo immaginare la reazione che ebbero gli astanti di fronte alle parole di Gesù: egli aveva affermato che di tutta quella magnificenza non sarebbe restato nulla. Questo dà al Signore l’occasione per esprimersi con un linguaggio tipico del suo tempo, a cui gli Ebrei erano molto sensibili: il linguaggio apocalittico. Attraverso questo linguaggio simbolico, Gesù esprime una grande verità: nella storia anche ciò che sembra eterno è destinato a finire, anche le costruzioni più belle e i regni più forti; le sole realtà che restano per sempre sono Dio e il suo amore. Chi fa di lui la roccia su cui costruire la propria vita non resterà mai confuso.